Le camere
 

Corre l’estate del 1500 e la nobile famiglia Baglioni è al culmine del suo splendore. Il 28 giugno a Perugia Astorre Baglioni prende in sposa Lavinia Orsini Colonna. Sono nozze fastose a cui intervengono tantissimi invitati tanto che il pranzo nuziale si deve tenere nella piazza principale della città.

Lo sfarzo serve a celebrare la supremazia dei Baglioni, signori di Perugia e del suo territorio, stirpe di condottieri e di guerrieri fieri e crudeli. Astorre ne è degno rappresentante. Figlio di Guido, fratello di Morgante e Gentile, cugino di Giampaolo e di Simonetto, è cavaliere e capitano di ventura, a lungo al soldo dei veneziani e strenuo nemico degli Oddi, l’altra famiglia perugina che lotta per conquistare il potere.

I festeggiamenti durano due settimane e la città risuona di musica e di gioia. La mattina del 15 luglio, però, solo il pianto delle donne di casa Baglioni riempie le strade.
La notte prima infatti si è scatenata una lotta fratricida che ha portato alla morte di quasi tutti i rappresentanti del ramo familiare al potere. Capeggiati da Carlo Baglioni , detto il Barciglia, cugino dello sposo e nipote di Braccio I Baglioni, uomo avido ed invidioso che vede nel tradimento l’unico modo per sbarazzarsi dei potenti cugini, un gruppo di cospiratori, tra cui suo fratello Grifonetto, al suo segnale entra nottetempo nel palazzo principale dei Baglioni, a Colle del Sole.

Ogni partecipante ha una vittima designata e quindici armigeri che lo aiutano nella tragica missione. Cadono così Astorre, davanti agli occhi della giovane sposa, suo padre Guido, i cugini Gismondo e Simonetto. Quest’ultimo si difende combattendo ferocemente: mulinando le due spade si fa largo tra i traditori fino ad arrivare in strada dove, piuttosto che scappare ed abbandonare la famiglia, affronta il numeroso nemico e viene sopraffatto. Intanto l’assassino di Astorre, Filippo Baglioni, infierisce sul corpo del cugino, ne strappa il cuore e lo morde, trascina le povere resta per le scale ed in strada.

Di coloro che quella notte dormivano nel Palazzo di Colle del Sole solo Gian Paolo riesce, roccambolescamente, attraverso un abbaino passando di tetto in tetto, a fuggire. Ritorna in città a giorno fatto, con un esercito di fanti e cavalieri, e la sua vendetta è terribile. Due volte suo cugino Carlo riesce a sfuggirli, nascondendosi prima in un canneto e poi aiutato da una fortissima pioggia.

A Sant’Ercolano invece viene intercettato il giovane Grifonetto, noto per la ricchezza ed avvenenza. La notte prima proprio a lui era sfuggito Gian Paolo. Viene dunque ucciso non da quest’ultimo, che non vuole sporcarsi le mani con il suo stesso sangue, ma dal cugino Gentile, fratello di Astorre, scampato alla strage perché si trovava nell’altro palazzo familiare a Santa Croce.

Prima di morire Grifonetto viene soccorso dalla madre Atalanta e dalla moglie Zenobia e tra le loro braccia spira perdonando i propri assassini. La madre , nel 1507, in ricordo dell’amatissimo figlio, commissiona ad un allievo del Perugino una deposizione di Cristo in cui vengono ritratti il bellissimo Grifonetto, Zenobia ed Atalanta stessa. Di quelle che sono passate alla storia come le Nozze rosse” rimane, dunque, la splendida “pala Baglioni” dipinta da Raffaello.